Archivio per Categoria Mona Lisa on Thames

Memento mortis

 

O mors o eternitas

Memento mortis sul muro della chiesa di Castrojeriz (credits: Giuliana Miglierini)

Se lo ricordava bene quell’ultimo giorno, la sua adorata nonnina ormai 90enne che stava tirando gli ultimi momenti: era in rianimazione ormai da due settimane, dopo una vita invidiabile di buona salute e grande energia. Sembrava solo un raffreddore, tanto che dalla casa di riposo ci avevano messo alcuni giorni a capire che invece era l’inizio del disfacimento che l’aveva spedita in ospedale senza più coscienza. Cate era allora da poco entrata in specialità, anestesia e rianimazione, non che la cosa la entusiasmasse, anzi. Ma era l’unico posto disponibile per riuscire a entrare, almeno per quell’anno. E lei di tempo non voleva sprecarne, visto la fame di soldi e di libertà che aveva. Certo avrebbe preferito fare la pediatra neonatale e curare nuove vite piuttosto che confrontarsi con tutte le varietà di morte possibili, naturali o artificiali poco importa. Ma tant’è, non sempre si può fare ciò che piace nella vita, si era detta, meglio un posto sicuro oggi che anni di precaria attesa domani…Solo una settimana in servizio, ed eccola lì davanti alla nonna che rantolava…la nonna che l’aveva cresciuta dopo la morte dei genitori nell’incidente mentre andavano in vacanza, una ventina d’anni prima. Lei dormiva dietro e si era svegliata sottosopra, stava volando per aria, che diavolo stava succedendo? Ne era uscita quasi illesa, mentre per mamma, papà e fratellino niente da fare. Lo aveva capito subito, i soccorritori neanche riuscivano a guardarla in faccia, lei chiedeva e le dicevano solo di stare tranquilla che si sarebbe sistemato tutto.

Aveva visto la morte in faccia e aveva deciso che avrebbe lavorato per far crescere la vita, e infatti eccola lì a dibattere delle ultime tecniche per addormentare la gente sotto i ferri del chirurgo, per strappare le persone da morte sicura con in cambio il regalo di una vita da vegetale…quanti ne aveva visti negli ormai sei anni dal giorno in cui aveva messo per la prima volta piede in rianimazione, di persone che sarebbe stato bene morissero in pace, ma che la legge imponeva di trattenere per l’eternità…Se lo chiedeva ogni volta che ne arrivava uno nuovo, che cosa mi chiederebbe questa persona se potesse ancora capire cosa sta succedendo e se potesse manifestare liberamente la sua volontà? Certo, c’erano i parenti. Ma i legami emotivi fanno spesso travisare la realtà della fine, e una vita comunque sia può essere molto più semplice e consolatoria di una dolorosa perdita. Anche per lei era stato così, il giorno che aveva visto arrivare la nonna in reparto con ormai ben poche speranze. Le parlava, ma sapeva che non le avrebbe più risposto, se anche fosse rimasta ancora con lei. Non sapeva cosa augurarsi, se fosse morta avrebbe smesso di soffrire, ma Cate sarebbe rimasta completamente sola e la nonna era l’ultimo brandello di qualcosa di simile a una famiglia che le rimaneva.

O Eternitas

Memento mortis sul muro della chiesa di Castrojeriz (credits: Giuliana Miglierini)

Erano rimaste ambedue sospese in questo limbo per due settimane, poi Cate aveva compreso come realizzare il suo desiderio di lavorare per far crescere la vita, la vita eterna.

© Giuliana Miglierini, all rights reserved

Il mago

Borsa Valori

Quotazioni in Borsa (credits: Wikipedia)

Volevo essere un grande mago, proprio come Silvan che nel cappello pescava sempre la carta giusta. Da bambino passavo ore davanti alla tv per scoprire come facesse. Facevo esperienza coi compagni di scuola durante l’intervallo. “10 lire se indovino la carta che hai estratto dal mazzo”. Vincevo sempre io.

A loro piaceva quando tiravo fuori il fiore dal bastone, io detestavo fiori e colombe, scontato il risultato, niente da guadagnare. Nessun trucco, solo sesto senso. Ero dotato.

Ragioneria serale giusto per avere un pezzo di carta, il tempo ho sempre preferito usarlo per studiare le best practice di chi si è fatto strada usando solo l’istinto creativo. Anche la laurea in economia è stata solo una formalità necessaria ad aprire le porte che mi interessavano, ne sapevo già più di tutti i libri e dei boriosi esperti bocconiani che si dicevano prof…professanti professionali della professione di fede che prima o poi ci porterà a Roma…contenti voi… L’esperienza sul campo invece, quella si che ti risveglia l’adrenalina come se stessi cavalcando l’onda perfetta…coltivo da sempre onde esperienziali per il piacere dei sensi, ma ahimè la burocratica standardizzazione imperante traduce la parola ‘merito’ in una pila sempre più alta di attestati e certificazioni delle conoscenze, delle onde non sa che farsene. Mi sono adeguato senza troppi problemi, profilo basso e pedalare.

Bisogna pur campare. Sono diventato un oscuro contabile in un’azienda di alta minuteria metallica; prima nota, registrazione fatture e via dicendo, uno scoglionamento quotidiano come pochi che non da nell’occhio. Tra una fattura e l’altra ho continuato ad approfondire e praticare le magie ondivaghe degli investitori e trader più sgamati.

I colleghi se ne sono accorti, buon per loro. Ho barattato il silenzio sulle mie attività parallele in orario di lavoro con qualche consiglio di terza scelta. Quelli di prima scelta no, è il mio il portafoglio che si riempie sempre per primo. Anche il capo, alla macchinetta del caffè, ha capito che ho fiuto. In cambio di consigli (a lui la seconda scelta) mi ha sempre più coinvolto nella messa a punto della strategia finanziaria.

Vive la vie! Tempo due anni e ho fatto il grande salto, il mago si è messo finalmente in proprio a inventare e vendere nuove magie. Creare dal nulla valori inesistenti per quei coglioni d’investitori che si credono maghi e non sono nessuno, far sparire la grana all’ombra di qualche paradiso…Il lavoro stanca, e poi tengo casa e famiglia su una spiaggia incantata alle Isole Vergini, onde infinite da cavalcare.

Corsi e ricorsi. Ogni tanto capita anche ai migliori, un cliente più sveglio degli altri, i trucchi dei maghi di infima serie che fanno crollare le Borse, la Finanza che deve far quadrare il bilancio, spara nel mucchio e c’azzecca…m’azzecca…Tant’è.

La quiete della cella monacale favorisce lo studio, lo scambio di esperienze con il mio coinquilino mi sta aprendo orizzonti inesplorati. Lancerò i nuovi trucchi appena fuori di qui. Il pantheon dei grandi maghi è sempre più vicino.

© Giuliana Miglierini, all rights reserved

Mona Lisa on Thames

La statua del faraone Ramesse II

Il Re dei re osserva la folla al British Museum (credits: BBC)

Ramesse guardava la folla e sorrideva. Nulla sfuggiva all’occhio di pietra del faraone abituato a scrutare senza fretta il passare del tempo. Più l’osservava e più Cate si convinceva che mezzo millennio e passa di critica dell’arte non era riuscito a far luce su quella svista madornale.

Il sorriso era lo stesso, nessun dubbio. Appena accennato, sereno e sicuro di se, con un non so che di sardonico che lasciava lo spettatore, ammaliato e confuso, sprofondare in angosciosi dubbi sul suo significato nascosto.
Il blocco da schizzo cercava da vari giorni di carpire l’essenza nascosta del faraone. I gradini del British Museum erano stufi di quell’italiana che non aveva nessuna intenzione di demordere. Sì, Cate ne era sicura, ce l’avrebbe fatta ad eguagliare Leonardo, avrebbe rubato il segreto del grande Ramesse II, antenato di pietra della divina Lisa.
Giornate sempre uguali scandivano il suo tempo da quando domenica era arrivata a Londra, spedita dall’ospedale in cui era da poco stata assunta a un congresso sulle ultime frontiere dell’anestesiologia. La mattina in un hotel li vicino, poi via da Ramesse in pausa pranzo. Di nuovo tra la vita e la morte, e seconda sessione col faraone per decantare la giornata…In realtà la vera giornata, per Cate, erano proprio quelle brevi pause rigeneranti, il resto era lotta per la sopravvivenza. Era sempre l’ultima a uscire la sera dal museo.
Del resto, per quello che aveva da fare la sera…a Londra ci era già stata almeno un centinaio di volte, sempre peraltro con grande piacere. Era di gran lunga la sua città preferita, con quel suo essere amalgama di mille culture che neanche a fare il giro del mondo in ottanta giorni…
Ancora si ricordava di una delle prime visite, come al solito viaggiava da sola per lavoro e si era lanciata in una cena alternativa in un ristorante marocchino. “Non ho mai mangiato arabo, Londra e’ il posto giusto per provare”, si era detta convinta. Un’occhiata al menu, era andata sicura sulla zuppa di pomodoro e lenticchie e l’agnello al forno. La decisione con cui aveva ordinato doveva avere insospettito il cameriere: “Sei marocchina?”, le aveva chiesto. “No, italiana, perché?”. Sembrava che solo i marocchini sappiano apprezzare l’Harira, prelibatezza del Ramadan, “di solito i turisti vanno su cose molto più banali e sicure”, aveva replicato il cameriere dando il la’ a una fitta e per niente banale conversazione. Alla fine era stata una assai piacevole serata fuori dalle righe.
Stasera invece non era in vena di esperimenti, e come sempre in questi casi ripiego’ sull’indiano all’angolo, usato sicuro. Avrebbe anche, con un po’ di sforzo, potuto fermarsi al ristorante dell’albergo per un po di public relations coi colleghi, ma francamente la terza dose giornaliera di terapie salvavita la vita l’avrebbe tolta a lei…Tikka masala e naan…Intanto che aspettava diede un’occhiata al blocco. Lui sapeva. Sentiva quegli occhi di pietra che la trapassavano da parte a parte, calmi e sereni. Loro l’avevano vista, non aveva dubbi a riguardo, ma la testimonianza del faraone non sarebbe servita granché in tribunale. Anche lei sapeva, la sua opera sarebbe continuata.

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Squame di serpente

La via Lattea vista dal telescopio Kepler (credits: Carter Roberts, Nasa)

Una squama di serpente dispersa nell’infinito. Un infinito splendente di luci, di mondi, di suoni senza voce che nessun essere umano riuscirà mai a decifrare, di pensieri e di parole affidati al vuoto cosmico, di vita e di morte che si passano la mano in un continuo gioco delle parti in cui non ci sono vincitori né vinti, ma solo partecipanti.

Partecipanti. Centinaia di migliaia di generazioni, miliardi e miliardi d’individui che hanno condiviso un unico cammino, che li ha portati fino a qui, sotto questa coperta di stelle.

Calda e abbagliante. Una scia bianca lasciata da un serpente nel nero del cielo. Il serpente in tutto questo tempo non ha mai smesso il suo cammino e lo continuerà ben oltre la nostra vita mortale.

Ad ogni scambio di stagione e di pelle, le squame abbandonate vanno a arricchire la scia bianca, ciascuna incarnazione di un fratello mai conosciuto eppure così presente, ciascuna con la sua storia di incontri, di conquiste e di disfatte, di gioie e di dolori, di ricordi e di rimpianti.

Ogni squama ha la sua voce, una flebile, una possente, una dolce, una acuta, una stridente: ciascuna racconta la sua storia e offre i suoi consigli, ciascuna vorrebbe indicare la via e rassicurare che ci sarà un tempo in cui ci ritroveremo tutti, giovani e anziani abitanti di questo mondo, in un posto senza materia, senza tempo e senza spazio, un grande buco nero, o forse no…forse una grande Luce… in cui potremo condividere appieno e gioire delle nostre esperienze.

Ma l’orecchio è diventato sordo e la voce è ammutolita: non sentiamo i racconti delle squame e nessuna parola esce dalla nostra bocca in loro risposta, prigionieri come siamo della nostra prigione dorata, anch’essa ricoperta di piccole squame lucenti che raccontano le loro storie.

La loro voce e il loro luccichio sono così assordanti da ricoprire quelli delle squame del serpente lassù nel cielo. Le squame che ci imprigionano sono poche, ma al nostro occhio e al nostro orecchio appaiono una moltitudine ben più grande delle vecchie squame che brilluccicano lassù da qualche parte.

Le squame dorate hanno tutte la stessa voce, metallica e stonata, che urla promesse di felicità, di apparenza fisica, di ricchezza, di salute imperitura, di future generazioni di vincitori e di vinti . Le squame dorate hanno tutte la stessa faccia senza orecchie, la loro bocca cucita è un auto-parlante che diffonde sempre la stessa canzone triste e accecante, una litania ipnotizzante che divide e spinge alla ricerca effimera del potere e dell’immortalità.

Anche le squame dorate hanno un luogo di ritrovo preferito, sicuro, appartato e ben protetto, un caveau blindato virtuale dove decidere dei destini del mondo, ove lasciarsi andare e confidarsi l’un l’altra le ultime conquiste, le scommesse vinte e i paesi conquistati a suon di fallimenti e schiavitù del terzo millennio, in cui cullarsi in sogni di splendore eterno.

È un luogo accessibile a pochi: i molti esclusi si devono accontentare di contemplare le squame sbiadite del serpente appena visibili nell’accecante luce artificiale delle città. Nuove squame che prima o poi si aggiungeranno ad esse. Amen

© Giuliana Miglierini, all rights reserved