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SK 6: Dalla mente alla materia: le quattro funzioni della mente

SK 6: Dalla mente alla materia: le quattro funzioni della mente

Dalla materia indifferenziata alla materia sempre più differenziata in infinite forme: scienza occidentale e filosofia indiana leggono in modo diverso la sequenza di eventi che ha portato alla formazione dell’universo materiale e della mente umana.

Ci eravamo lasciati sulla prima Manifestazione della materia: Prakriti, che i campi di forze dei tre Guna / forze fondamentali comprimono in uno stato in qualche modo più limitato. Come già visto, si tratta però ancora di materia indifferenziata, onda elettromagnetica che viene ‘imprigionata’ nel grande contenitore della Natura e che quindi deve in qualche modo conformarsi ad esso. Continuiamo quindi nella nostra esplorazione parallela tra yoga e scienza ortodossa.

I tre guna (e l’universo) presentano quattro diversi livelli di differenziazione: l’immanifesto e il manifesto, il sottile e il grossolano (Yoga sutra II 19)

Dalle stelle all’essere umano

L’astrofisica e l’astrochimica ci insegnano che le particelle sub-atomiche fin dal momento del Big Bang hanno iniziato ad aggregarsi tra loro, formando sistemi sempre più densi: dapprima elettroni, protoni e neutroni, che si sono poi uniti a loro volta per formare i primi atomi di idrogeno, l’elemento chimico più semplice, che ancor oggi rappresenta da solo il 98% circa della composizione dell’Universo. Le reazioni nucleari nelle stelle danno continuamente luogo a tutti gli altri elementi conosciuti attraverso un network complesso, e quanto mai affascinante per un chimico, di reazioni di fusione e fissione nucleare. Per chi di chimica ne mastica poco, nella fusione due atomi piccoli si fondono a dare un atomo più grande (come ad esempio avviene nel Sole, dove l’idrogeno brucia formando elio), mentre nella fissione un atomo grande si rompe in due frammenti più leggeri (reazioni che avvengono quando l’equilibrio delle forze nucleari ed elettrostatiche che tengono insieme il nucleo atomico ha raggiunto il limite superiore). Tutte queste reazioni nucleari richiedono energie elevatissime per poter aver luogo, non a caso nelle stelle la temperatura supera i 5000°C e siamo in presenza di plasma atomico (nuclei completamente privi di elettroni) e non di atomi per come li intende  la chimica tradizionale (che fa riferimento al comportamento della materia nelle condizioni ambientali tipiche del pianeta Terra). La fusione fredda, a temperatura ambiente, è un comportamento della materia che la scienza ortodossa fa fatica ad accettare come possibile, anche se molti studi sono stati pubblicati a proposito. Ma della ritrosia degli scienziati ad accettare punti di vista al di fuori del conformismo scientifico del momento ci occuperemo magari in un altro post.

Tornando invece alla materia, per la scienza occidentale l’intero Universo, i pianeti e noi stessi abitanti del pianeta Terra (come anche piante, animali, e tutti gli altri esseri che con noi coabitano) non siamo altro che il risultato di una infinita sequenza di trasformazioni chimiche, che hanno dato luogo a diverse forme di aggregazione e di creazione di network funzionali sinergici che noi chiniamo ‘uomo’ piuttosto che ‘batterio’ o ‘leone’ o ‘granito’.

Nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma (legge di Lavoisier)

Ciò che era all’inizio, è ora e sempre nei secoli dei secoli (Bibbia)

Gli stati della materia e la densità

Beh, almeno qualche corrispondenza tra le leggi fondamentali della chimica e della religione può essere possibile trovarla. La legge del Karma esprime lo stesso concetto:

Il passato e il futuro hanno la stessa natura, e il modo con cui si manifestano nel presente dipende sia dalle leggi universali che dal percorso personale fatto dalla persona (YS IV 12)

Tornando alla visione scientifica, siamo arrivati a spiegare la formazione della materia grossolana di cui sono fatti tutti i corpi materiali, non importa se solidi, liquidi o gassosi. C’è però un grande limite, su cui i filosofi dibattono dalla notte dei tempi: ok la materia, o per meglio dire i materiali, che sono le infinite forme che la materia può assumere, ma non siamo ancora riusciti a spiegare cosa sia l’anima, la mente, quella cosa sfuggente che ogni essere umano sa di avere al proprio interno ma che è talmente sottile da non essere esattamente definibile. E cosa sono i pensieri? I risultato di reazioni chimiche a livello di sinapsi o cos’altro?

Le scienze esatte ci dicono che è materia ogni cosa che possiede una massa e occupa un volume: può essere materia densa (solidi), se il volume occupato è molto piccolo rispetto alla massa, ovvero sempre più rarefatta via via che il volume – a parità di massa – aumenta. Parliamo in questi casi di liquidi o aeriformi. Si ha a che fare con stati della materia più o meno rarefatti, e si può quindi descriverli anche in termine di densità, ovvero del rapporto tra la massa e il volume di un corpo materiale. La densità è un grandezza intensiva, caratteristica di ogni materiale puro e indipendente dalla quantità che stiamo considerando. In altri termini, la densità dell’oro è sempre la medesima sia che ne consideriamo un grammo, un microgrammo o una tonnellata. Idem per la densità dell’acqua distillata o per quella del gas idrogeno. Ma se potessimo vedere un atomo dal vivo, vedremmo qualcosa di molto simile allo spazio vuoto: la sua massa, infatti è praticamente tutta (99,97%) concentrata nel nucleo atomico, avente diametro molto più piccolo (10-15 m) rispetto a quello dell’intero atomo (10-10 m). Eppure se ci tocchiamo o tocchiamo sostanze solide, la sensazione è di qualcosa di estremamente ‘pieno’!

Mente ed energia

E la mente, o l’anima, quanto pesa e di cosa è fatta? Lo scienziato Duncan MacDougall nel 1907 ha indicato in 21 grammi il peso perso da una persona al momento della morte. MacDougall ha attribuito questa perdita di peso all’anima che lascerebbe il corpo. Gli esperimenti sono stati ripetuti in modo scientifico nei primi anni 2000 e hanno confermato il risultato numerico. Resta però aperta la questione di quale sia l’essenza profonda della mente umana. Di certo non è la semplice somma delle cellule cerebrali, o delle connessioni sinaptiche e dei passaggi di neurotrasmettitori che vi hanno luogo. C’è ancora un quarto stato della materia, che normalmente non viene considerato se non nelle filosofie più antiche o in quelle orientali: l’etere o spazio. Potremmo intendere la mente come lo spazio vuoto di materia densa, ma energicamente pieno, che costituisce la maggior parte del volume di un atomo e, di conseguenza, del nostro corpo?

Il corpo umano è circondato da un’aura energetica, che potremmo immaginare come la radiazione termica che esce dal corpo a causa del gradiente di temperatura con l’ambiente esterno. Se invece guardiamo alle teorie della relatività e della meccanica quantistica, ogni reazione che avviene nel nostro organismo dà luogo ad una piccolissima perdita in massa, che si manifesta come ‘coda’ elettromagnetica che ci segue anche se non ce ne accorgiamo. Questo processo è dovuto al fatto che il corpo umano è un sistema aperto in grado di scambiare sia massa che energia con l’intero Universo. Le reazioni del metabolismo e dell’anabolismo rompono e formano legami chimici: ad ogni passaggio si ha una infinitesima liberazione di energia, che non siamo in grado di apprezzare a livello sensoriale. La somma della massa delle parti unite nel legame è sempre leggermente minore di quella delle due parti separate: la differenza di massa, per la legge di Einstein E = mc2, corrisponde all’energia che il sistema scambia con l’esterno.

Dall’energia alla massa

La filosofia naturale del Samkhya, alla quale fa riferimento lo yoga per quanto riguarda la composizione di corpo e mente, segue un processo opposto per spiegare la formazione della materia come noi la conosciamo.

Il Manifesto ha sempre una causa. Esso non è eterno né omnipervadente, è caratterizzato da movimento, assume infinite forme, è costituito di parti ed è dipendente e subordinato. Le caratteristiche dell’Immanifesto sono l’esatto contrario (SK 10)

La prima Manifestazione, Prakriti, è la causa che dall’indistinta energia condensata porta al mondo manifesto che conosciamo in quanto influenzata dai campi di forze (i tre Guna) che agiscono su di essa modellandola.Più sono forti e ripetute queste interazioni, e a seconda di quale guna predomini sugli altri due, la dimensione energetica dell’Essere viene via via plasmata in forma di materia rarefatta (prevalenza di Sattva), in materia soggetta a continuo movimento e trasformazione (prevalenza di Rajas) o in materia inerte, statica, apparentemente immutabile (prevalenza di Tamas). Quante volte se stiamo bene e in pace con noi stessi diciamo ‘mi sento leggero’ o viceversa ‘mi sento pesante’ se abbiamo mangiato troppo?

I guna per loro natura riflettono l’equilibrio(sattva), il movimento (rajas) e l’inerzia (tamas), a cui corrispondono rispettivamente l’illuminazione, l’azione e la stasi. I guna si combinano, si associano, si sostengono e si dominano a vicenda in infinite combinazioni (SK 12)

Il processo è molto graduale, così tanto che la prima manifestazione della materia apparsa dal caos indistinto della Natura, è Mahat (l’Intelletto Universale), insieme al suo contraltare Buddhi, (l’Intelletto individuale). Buddhi è la prima delle quattro funzioni mentali, la mente discriminante in grado di analizzare gli eventi e di decidere di conseguenza sulle azioni da intraprendere. E’ mente, eppure è forma individuale, energia che si sta facendo materia. Una materia che più rarefatta non si può, eppure diversa dal oceano indistinto di Prakriti. Da Buddhi discende Ahamkara, l’ego: la mente che agisce per mettere in pratica le decisioni di Buddhi, la mente che desidera, teme, gioisce, prova attaccamento o avversione per le cose del mondo. Come fa a conoscerle? Attraverso Manas, la mente sensoriale, la nostra porta sul mondo esterno. Manas è il livello mentale più basso, quello che fa entrare tutti gli input esterni di modo che Buddhi li possa elaborare e Ahamkara agisca di conseguenza. Come in un computer, input e output devono venire in qualche modo salvati per conservarli nel tempo. A questo compito è preposta Citta, il magazzino della memoria che tutto conserva in modo più o meno conscio o latente. Citta è la coscienza identificata, che ha ormai dato una forma concreta, ben precisa alla materia come conseguenza delle continue interazioni con il mondo esterno. Citta è tutto ciò in cui quotidianamente ci identifichiamo.

La materia, quindi, altro non sarebbe per il Samkhya che l’esito più o meno ‘solido’ degli effetti che dal mondo esterno, attraverso i campi di forza creati dai Guna, si sono riverberati sulla componente energetica di base che risiede all’interno di ogni cosa.  Mahat, Buddhi, Ahamkara sono i primi tre evoluti del Samkhya, le prime tre manifestazioni, ancora estremamente rarefatte e impalpabili ma pur dotate di forma propria, gemmate da Prakriti.

L’intelletto (Mahat) deriva da Prakriti, e da esso a sua volta deriva il senso dell’io (Ahamkara). Da ahamkara derivano i sedici principi, e da cinque di essi i cinque elementi grossolani (SK 22)

Gli elementi e i sensi danno luogo alle vere e proprie forme materiche con cui quotidianamente abbiamo a che fare. Forme che derivano da Ahamkara…ma questa è una nuova storia…

© Giuliana Miglierini – RIPRODUZIONE RISERVATA

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