Il punto sui farmaci contraffatti, ai tempi del coronavirus

La paura e la fretta sono sempre cattive consigliere, specie in tempi come quelli che stiamo vivendo in cui infuria l’emergenza coronavirus e tutti sono intenti a cercare farmaci in grado di combattere l’infezione, siano essi già autorizzati dalle autorità regolatorie mondiali (e quindi più velocemente disponibili) o di nuovo sviluppo.

Per reperire più in fretta il tanto agognato rimedio, magari anche uno dei tanti integratori di cui si legge su molti siti senza effettive prove a sostegno della loro efficacia, potrebbe venire la tentazione di fare acquisti online, con il rischio non poi così peregrino di finire vittime di chi fa del business dei farmaci contraffatti la propria fortuna.

Solo farmacie e siti autorizzati

Per prevenire questo rischio, l’Agenzia europea dei medicinali (Ema) ha emesso una nota volta a sensibilizzare il grande pubblico. Gli acquisti di farmaci online vanno sempre effettuati sui siti di farmacie italiane autorizzate dal ministero della Salute (non è possibile importare farmaci dall’estero). Tali farmacie sono riconoscibili dalla presenza sulla loro home page del seguente logo, e la loro lista è disponibile sul sito del ministero della Salute.

(credits: Ema)

Cliccando sul logo presente sulla pagina della farmacia, si viene direttamente reindirizzati all’elenco ministeriale da cui è possibile controllare l’effettiva autorizzazione al commercio online di farmaci. L’ovvio consiglio è comunque sempre quello di non fare da sé, ma di rivolgersi sempre al proprio medico che potrà prescrivere i farmaci più indicati allo specifico bisogno.

Ema sottolinea che bisognerebbe prestare particolare attenzione ai siti che dicono disporre di medicinali altrimenti non disponibili sul mercato. È molto probabile che si tratti di farmaci contraffatti, spiega l’Agenzia, che possono contenere principi attivi di scarsa qualità, con dosaggio errato o del tutto assenti; anche gli eccipienti possono essere pericolosi se non di grado farmaceutico.

Il punto dell’Ufficio europeo della proprietà intellettuale

Il punto sulle dinamiche legate alla contraffazione dei medicinali è contenuto in un rapporto appena pubblicato in modo congiunto dall’Ufficio europeo della proprietà intellettuale (EuIpo) e dall’Oecd. Secondo il documento, il valore totale a livello globale del mercato dei farmaci contraffatti ammonta a 4,03 miliardi di euro (4,4 miliardi di dollari). I dati sono riferiti agli anni 2014-2016 e ai flussi legati ai commerci internazionali, escludendo quindi i farmaci contraffatti prodotti e commercializzati a livello nazionale.

Le categorie di medicinali più frequentemente contraffatte sono gli antibiotici, gli antidolorifici, gli antidiabetici, prodotti contro l’Hiv e il cancro e i farmaci “lifestyle” per il mantenimento dello stile di vita.

Il rapporto indica che i flussi di farmaci contraffatti, valutati sulla base di sequestri doganali e altre attività di contrasto al fenomeno, provengono soprattutto da Cina e India (i maggiori hub farmaceutici a livello globale), e transitano da Hong Kong, Singapore e Emirati arabi uniti, oltre che da Yemen e Iran.

Le aziende Usa sarebbero le più colpite dal fenomeno (38% di violazione dei loro diritti di proprietà intellettuale, insieme a quelle di Svizzera, Germania e Francia). Il mancato gettito per le economie globali ammonterebbe, secondo EuIpo e Oecd, a circa 1,7 miliardi di euro, a cui si devono aggiungere i costi indiretti per la cura dei pazienti che utilizzano questi prodotti e per il possibile inquinamento da sostanze tossiche a livello ambientale.
Il punto più vulnerabile della catena di approvvigionamento dei farmaci è stato individuato nei distributori di secondo livello, mentre sarebbero poche le criticità a livello di grossisti. La diffusione ai clienti finali è molto frammentata, a livello di singole spedizioni tramite servizi postali e corrieri, fatto che rende più difficile prevenire in modo capillare il fenomeno.

Elemento critico per la buona riuscita di queste pratiche illegali, poi, è la capacità dei trafficanti di replicare molto fedelmente il confezionamento del farmaco originale. A questo riguardo, il rapporto segnala anche a criticità rappresentata dalle zone di libero scambio, dove sarebbero spesso concentrate le attività di riconfezionamento dei prodotti.

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