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SK 12: Khumba, il contenitore di tutto ciò che è

SK 12: Khumba, il contenitore di tutto ciò che è

Krishna ha rivelato ad Arjuna l’intero universo, tutto contenuto nel suo corpo nelle sue innumerevoli forme. Tutto è Uno (Bhagavad Gita)

Dal punto alla sfera il passo è breve: un mondo sferico che contiene in se tutte le forme dell’esistente. Una forma perfetta, del tutto affine al demiurgo stesso e “conveniente” al ruolo di contenitore del Manifesto. Un contenitore perfettamente liscio, e privo di sensi che lo connettono all’esterno, perché fuori non c’è più nulla che debba essere percepito.

Tutto è contenuto al suo interno. Il mondo-sfera non ha neanche bisogno di mani e piedi, in quanto è stato progettato per darsi da solo nutrimento, e per fare da sé tutte le cose (T 33 D)

Un mondo, si potrebbe dire, auto-catalitico in quanto si auto-alimenta di ciò che in sé perisce.  In questo passaggio, Platone descrive qualcosa che mi sembra molto simile al Khumba, il vaso contenitore dell’essere. Anche per lo yoga, questo contenitore può fare a meno di Jnana e Karma Indriya, che infatti vengono abbandonati durante il processo di purificazione e conoscenza che porta al ritorno alla sorgente luminosa dell’Essere.

Il mondo platonico è animato dal solo movimento circolare, il più adatto all’intelligenza e alla saggezza. Questo è l’unico movimento che anima il mondo, che è invece “immobile” rispetto agli altri sei tipi di movimento (da destra a sinistra, da sinistra a destra, avanti e indietro, indietro e avanti, da alto in basso, da basso in alto).

Non a caso ho usato il termine khumba, contenitore, vaso: anch’esso è un contenitore immobile rispetto al mondo esterno, che non necessita di braccia né piedi, né di cibo né dell’ano per espellere i rifiuti. Anche il khumba è animato da un solo movimento, anch’esso circolare: il movimento del respiro, che ad ogni ciclo muore e rinasce, si auto-alimenta similmente al mondo platonico. I khumbaka pranayama sono tecniche respiratorie che permettono di purificare e regolare, il ciclo respiratorio. È proprio attraverso di esse che si lasciano i primi livelli corporei, fisico e respiratorio, per procedere più nel profondo nell’esplorazione dell’Essere. Un’esplorazione che alla fine riporta al punto da cui tutto è iniziato e dove tutto ritornerà: il vero Se, il bindu centrale in cui tutto viene riassorbito nel momento del passaggio. Da esso si genera il primo respiro, ad esso riporta l’ultimo. Il mondo platonico creato dal demiurgo altro non è che la Natura-Prakriti, nata dal punto centrale e che tutto contiene. Proprio come la sfera, con l’anima-bindu al centro, questo mondo è un “dio felice” in quanto basta a se stesso, che si conosce e si ama da sé (T 34 B). Non basta…il corpo del dio creato dal Demiurgo è perfettamente liscio, in quanto costituito da elementi perfetti (T 34 B)

Prodotti e producenti, cambia la terminologia tra Samkhya e Timeo, ma l’obiettivo è lo stesso: in termini yogici, attraverso il ritiro dei sensi (pratyara), il pranayama che ripristina il corretto movimento circolare delle energie nel corpo, lo studio di sé (svadhiaya) e la conoscenza che ne deriva, si risale alla vera sorgente di tutto ciò che è e si raggiunge la perfetta beatitudine, il Samadhi.

© Giuliana Miglierini – RIPRODUZIONE VIETATA

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