La versione di Peter Gøtzsche

È stato tra i co-fondatori e a lungo membro del board della Cochrane Collaboration (oggi solo Cochrane), l’iniziativa che riunisce oltre 11 mila esperti internazionali indipendenti con lo scopo di compiere regolari review sistematiche della letteratura scientifica in campo medico al fine di “certificare” la cosiddetta evidence-based medicine, a sostegno delle decisioni informate sui trattamenti medici e farmacologici.

Il danese Peter Gøtzsche è stato espulso dalla Cochrane nel settembre 2018, decisione a cui ha replicato con pesanti accuse circa una presunta crisi morale di governance dell’ente, caratterizzata da una crescente mancanza di collaborazione democratica e pluralismo scientifico. Oggi Gøtzsche porta avanti le sue battaglie dal blog “Deadly Medicines and Organised Crime“, di cui già il titolo segnala un orientamento non certo allineato con la visione corrente di tutto ciò che ruota attorno al farmaco, dallo sviluppo alla somministrazione ai pazienti.

La sua visione sull’emergenza coronavirus è arrivata ieri dalle pagine del blog (vedi il link sotto), e come sempre è una voce decisamene fuori dal coro. La riportiamo per completezza d’informazione, con l’avvertenza che le opinioni di Peter Gøtzsche non coincidono necessariamente con quelle dell’autore di questo blog.

https://www.deadlymedicines.dk/wp-content/uploads/Gøtzsche-The-Coronavirus-mass-panic-is-not-justified.pdf

L’analisi della situazione italiana

L’analisi di Gøtzsche prende anche in considerazione la situazione specifica dell’Italia, indicata essere un “caso speciale. Il punto, per l’esperto danese, andrebbe ricercato negli effetti controproducenti legati all’attuale sovraffollamento degli ospedali. Seguiamo il suo ragionamento, che fa riferimento al lavoro di Peter Aaby sulla diffusione del morbillo: “se la dose dell’infezione è alta, anche la mortalità sarà alta, perché non c’è tempo sufficiente per stabilire una risposta immunitaria“. E dove s’incontrerebbe la dose più alta d’infezione?… Esatto, proprio negli ospedali italiani sovraffollati.

Molto diverso, riporta Gøtzsche, sarebbe stato l’approccio seguito dalla Corea del Sud, dove solo i casi più gravi sono stati trattati in un contesto ospedaliero, prevedendo per tutti gli altri le cure domiciliari. Gøtzsche sottolinea anche la difficoltà a comparare i dati provenienti da paesi diversi, i cui abitanti possono avere stili di vita anche molto diversi, e il fatto che il virus Sars-cov-2 sia comunque in circolo in diverse varianti genetiche e sia soggetto a rapida mutazione.

Le possibili conseguenze dell’emergenza

È improbabile che le misure draconiane funzionino“, scrive Peter Gøtzsche a proposito delle regole sul distanziamento sociale messe in atto da numerosi paesi, tra cui la Danimarca in cui vive. Una presunta “isteria” creata dall’emergenza pandemica che per l’autore potrebbe avere effetti positivi (imparare a lavarsi le mani spesso e non tossire in faccia al prossimo), ma anche molti negativi, a partire dall’aumento di mortalità per altre cause (le malattie a cui ora i medici non riescono più a stare dietro) e dal peggioramento della qualità della vita di buona parte della popolazione a livello globale.

Quale sarà l’impatto in termini di sofferenza psicologica, finanche ai suicidi, che si verrà a determinare in seguito alla crisi delle economie che sta sconvolgendo il pianeta?, si domanda anche l’opinionista danese. “La democrazia ne ha sofferto, come non possiamo dimostrare, e la libertà ne ha sofferto. […] La faccia sgradevole della censura è già qui con noi“, si legge nella nota pubblicata sul suo sito a proposito dell’oscuramento su molti social media di contenuti che Gøtzsche definisce “onesti e informativi“, ma contrari alle linee d’indirizzo ufficiali sul difendersi dell’agente patogeno.

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