SK 21: L’uomo mortale, dominio delle passioni

SK 21: L’uomo mortale, dominio delle passioni

Nel mezzo del cammin di nostra vita / mi ritrovai per una selva oscura, / ché la diritta via era smarrita. // Ahi quanto a dir qual era è cosa dura / esta selva selvaggia e aspra e forte / che nel pensier rinova la paura! // Tant’è amara che poco è più morte; / ma per trattar del ben ch’i’ vi trovai, / dirò de l’altre cose ch’i’ v’ho scorte. Dante Alighieri, Inferno, canto 1, 1-9

La creazione della stirpe mortale

Nella terza parte del Timeo, Platone prende in considerazione la creazione dell’anima mortale da parte degli dèi e la susseguente creazione del corpo umano, di cui il filosofo fa un’attenta disanima, e il suo fato nel corso della vita. Le cose create dal Demiurgo sono ordinate da rapporti proporzionali e simmetrici. L’Universo è un universo vivente ed è unico, racchiudendo in sé sia i viventi mortali che gli immortali, ovvero gli dèi stessi a cui il Demiurgo ha affidato la creazione dell’uomo (T 70 A-C).

Gli deì vogliono imitare il Demiurgo, quindi plasmano in corpo mortale attorno all’anima immortale. Ma il copro contiene anche l’anima mortale, sede delle passioni. Piacere e dolore, coraggio e paura, rabbia e speranza sono i compagni del viaggio dell’uomo nella vita. Un uomo che si lascia sedurre da essi, fino a perdere la ragione (T 70D)

Gli iracondi (William Blake, illustrazione dell’Inferno, canto VII) (credits: Wikimedia commons, PD-Art)

Platone, quindi, individua le passioni come contenuto fondamentale dell’anima mortale: dolore e piacere, quest’ultimo “esca” che può causare dolori ancor più grandi del dolore stesso. E poi audacia e timore, che spesso possono risultare cattivi consiglieri in quanto spingono ad azioni inconsulte o, al contrario, frenano dal mettere in opera azioni che sarebbero giuste e foriere di risultati positivi per l’evoluzione della persona. La collera, che annebbia completamente la ragione, fa uscire di senno e porta anche qui spesso ad azioni sconsiderate, ma anche la speranza, in nome della quale l’uomo si fa spesso abbagliare da facili promesse di un futuro migliore. E’ da questo mix che, con l’aggiunta della mera sensazione non discriminante e con l’amore, che può anch’esso trarre i inganno se non supportato dalla profonda conoscenza di sé, che gli dèi hanno creato l’uomo mortale.

Oh cieca cupidigia e ira folle, / che sì ci sproni nella vita corta, / e nell’etterna poi sì mal c’immolle! (Dante, Inferno, canto XII, 49-51)

Anche per il Samkhya sono gli dèi i creatori della stirpe mortale degli uomini. Come già visto, la creazione avviene per azione dei Guna sulla materiale sottile e rarefatta della Natura immanifesta, creazione che dà luogo dapprima alla comparsa dell’Intelletto discriminante-Buddhi e da esso il senso dell’Io e i cinque elementi sottili (Tanmatra). Essendo l’intelletto a servizio del principio superiore, è solo l’intelletto stesso che, per il Samkhya, può distinguere la sottile differenza tra natura a anima (S.K. 37). Gli elementi sottili sono eterni, sono gli oggetti propri degli dèi e seguono il principio di piacere. Da essi derivano elementi grossolani, che sono specifici dell’essere umano e possono risultare “calmi”, ovvero caratterizzati da una situazione di intrinseca piacevolezza, oppure “violenti”, in quanto contenenti elementi che generano dolore, o ancora “offuscatori”, in quanto rendono annebbiata la mente (S.K. 38).

Anche il Samkhya fa una distinzione tra diversi livelli corporei: il corpo sottile è costituito dagli elementi sottili e da Buddhi, Ahamkara e Manas; è un corpo eterno, che trasmigra dopo la morte del corpo fisico e si reincarna secondo regole che verranno discusse in seguito.

Studio di anatomia (Leonardo da Vinci)

Studio di anatomia (Leonardo da Vinci) (credits: Royal Collection Trust, www.rct.uk)

Il corpo grossolano, invece, è creato dall’unione tra padre e madre e costituisce il contenitore del corpo sottile, un contenitore fatto di elementi grossolani che cresce e alimenta anche il corpo sottile fine dalla gestazione, attraverso il cibo mangiato dalla madre. Elementi sottili, elementi grossolani e i liquidi seminali dei genitori (gli indiani ancora non conoscevano uovo e spermatozoi, che sarebbero oggi meglio identificabili come il terzo oggetto) sono quindi, per il Samkhya, i tre oggetti specifici alla base della creazione dell’uomo mortale.Mortale solo in parte, per la verità: come già detto, il corpo sottile trasmigra dopo la morte, la parte che invece viene definitivamente meno è costituita dai soli elementi grossolani e da quelli di madre e padre. Nel suo commento al Samkhya Karika (uno dei più antichi, databile tra VI e VIII sec. d.C.), il saggio indiano Gaudapāda spiega come il corpo, nato da questi tre oggetti al momento del concepimento, sia poi avvolto in sei distinti involucri (sangue, carne, tendini, semen, ossa e midollo).

Studio anatomico del feto (Leonardo da Vinci)

Studio anatomico del feto (Leonardo da Vinci) (credits: Royal Collection Trust, www.rct.uk)

Gli elementi grossolani svolgono funzioni specifiche al suo interno: l’etere gli conferisce lo spazio, il fuoco gli permette di maturare, l’aria lo fa crescere, l’acqua genera coesione tra le parti, la terra lo sostiene. E’ solo una volta che il corpo del nuovo individuo sia completo di tutte queste parti che esso nasce. Come vedremo, anche Platone riserva molto spazio alla formazione delle varie parti che costituiscono il corpo mortale dell’uomo e alle loro funzioni. Ma, restando ancora un momento sul Samkhya, la strofa successiva ci dice una cosa fondamentale:

Il corpo sottile è “impregnato dei modi d’essere”, e portandoseli appresso trasmigra durante il processo della reincarnazione (S.K. 40)

Questa strofa è fondamentale nel delineare il meccanismo della legge del Karma, che sarà poi ulteriormente approfondita: il corpo sottile è eterno e non collegato a nessuna forma particolare (uomo, animale, ecc.) e di per sé sarebbe quindi incapace di “fruire” dei risultati delle azioni e dai pensieri messi in atto dal corpo generato dagli altri due oggetti specifici. Esso, però, rimane impregnato di questi modi d’essere, che corrispondono alle passioni a cui soggiace l’uomo platonico, e nel momento della trasmigrazione ne porterà con sé gli effetti.

Impressioni sensibili e trasmigrazione del corpo sottile

Amleto, principe di Danimarca (credits: chrisreadingfoto/pixabay, CC0)

Le impressioni sensibili sono il nostro collegamento col mondo esterno, il ponte che mette l’uomo in contatto con tutto il resto del creato e genera il controsenso fondamentale causa di tutti i problemi del genere umano: quello di andare a cercare le risposte alle domande fondamentali “Chi sono?”,Cosa sono?”,Dove vado?” nei macrocosmi esteriori invece che nei microcosmi interiori. Sia per il Timeo che per il Samkhya, il fine ultimo dell’anima è conseguire la vera conoscenza, un obiettivo che può essere conseguito sono riconoscendo il ruolo di “attore” del corpo sottile che agisce nel mondo della realtà materiale. Un attore che è altro da quello che recita, ma che in questa vita terrena s’immedesima nella parte e utilizza gli strumenti (karma e jnana indriya), le sensazioni e le impressioni sensibili che ne derivano e, mi vien da dire se ci riesce, si sintonizza con il potere delle natura per condurre al meglio la propria esibizione.

Il corpo sottile altro non è che un attore sul palcoscenico del mondo, che agisce secondo natura e utilizzando gli strumenti a sua disposizione per conseguire il fine dell’anima (S.K. 42)

Le passioni nominate da Platone nel Timeo trovano una corrispondenza più puntuale nei cinque klesha, le cinque predisposizioni psicologiche innate che sono esaminate nel dettaglio dagli Yoga Sutra: l’ignoranza (avidyā), l’egoismo (asmitā), l’attaccamento (rāga) e l’avversione (dveșa), la paura della morte (abhiniveśa). La loro manifestazione (udāra) dà luogo ai comportamenti tipici delle passioni citate da Platone. Non è detto che siano manifesti, possono rimanere allo stato latente anche a lungo, o presentarsi sporadicamente (vichinga), magari in forma attenuata (tanu) e non sufficientemente forte da disturbare la calma della mente, o completamente inattivi ma tuttora presenti nella mente (prasupta)]. La dissoluzione dei klesha viene favorita dalla meditazione (dhyana), che li pone in stato inattivo prevenendone le manifestazioni deleterie, e ha luogo in modo definitivo solo con il raggiungimento dello stato di pratiprasava, la disgregazione della mente identificata Citta (l’anima mortale, direbbe Platone) e il riconoscimento della piena essenza dell’essere coincidente con Cit, la mente non identificata, il vero Sé, l’anima universale platonica.

Il Samkhya distingue i modi d’essere in innati, naturali e prodotti (S.K. 43). I comportamenti innati, spiega meglio Gaudapāda nel suo commento, sono la virtù, la conoscenza, il distacco e il potere; quelli naturali sono propri dei quattro figli di Brahma, nei cui corpi si presentarono all’età di sedici anni; i modi d’essere prodotti sono, invece, quelli propri del genere mortale in cui la conoscenza, quella vera, si genera dagli insegnamenti del maestro. Su questa base si possono poi sviluppare gli altri tre modi d’essere innati, tutti aventi natura sattvica e quindi intrisi di “saggezza”, secondo una ben precisa sequenza logica: dalla conoscenza, deriva la virtù, da questa il distacco e da esso il potere…che non sarà certo il potere nel senso che viene comunemente dato al termine, ma piuttosto il potere di dominare la propria mente e tutti quelli che ne derivano ben descritti nel terzo capitolo degli Yoga Sutra e la cui trattazione non risulta qui pertinente. Ci sono però anche comportamenti e modi d’essere negativi, che sono l’esatto opposto di quelli appena visti e hanno natura tamasica: mancanza di virtù, ignoranza, attaccamento, mancanza di potere. Ecco quindi che, seppur non nominati apertamente, anche nel Samkhya ritroviamo un collegamento coi klesha. Il Samkhya enuncia anche con precisione gli effetti sortiti dai diversi modi d’essere e le ripercussioni sulla trasmigrazione dell’anima:

Virtù, conoscenza, distacco, potere favoriscono un’evoluzione verso la liberazione finale, mentre i comportamenti non virtuosi, l’ignoranza, l’attaccamento e la debolezza cementano i legami con il mondo materiale e manifesto (S.K. 44-45)

Intelligenza creativa

A seconda di come la persona agisce nel mondo, utilizzando i suoi sedici strumenti sempre a disposizione per agire, percepire e raccogliere le sensazioni da essi generate, l’intelletto che svolge la funzione di rielaborazione può ingenerare un primo set di quattro diverse forme di interazione con il reale e, di conseguenza di “creazione della conoscenza”: impedimento, incapacità, contentamento e ottenimento. A loro volta, per effetto del disequilibrio dei guna, tali forme possono crescere in numero fino ad un totale di cinquanta (S.K. 46). Di queste, cinque sono impedimenti, ventotto generano incapacità, nove sono i tipi di contentamento e otto quelli di ottenimento (S.K. 47). Non ne facciamo una disamina puntuale, limitandoci a riassumerli nella seguente tabella (tabella 1)[9]. 

Tabella 1: Le quattro forme di interazione con il reale (S.K. 48-51)

TRIPLICE UNCINO -> IGNORANZA UNICO DA PERSEGUIRE -> LIBERAZIONE
IMPEDIMENTO (S.K. 48) INCAPACITA’ (S.K.49) CONTENTAMENTO (S.K.50) OTTENIMENTO (S.K.51)
DUBBIO -> produce IGNORANZA = mancata CONOSCENZA Sorge quando non si riesce a rimuovere il dubbio Risponde alla domanda:“CHE ME NE IMPORTA?” -> non c’è impegno per risolvere il dubbio Si risolve il dubbio grazie all’attivazione dei sensi, che acquisiscono conoscenza, e al grado di discriminazione che si riesce ad applicare
1. TENEBRA -> 8 forme. Alla morte, il corpo sottile si disperde negli 8 prìncipi produttivi (Natura, Buddhi, Ahamkara, Tanmatra), pensando di aver raggiunto la liberazione2.OFFUSCAMENTO -> 8 forme. È l’attaccamento tipico degli dèi agli 8 poteri. Quando questi vengono meno, gli dèi riprendono a trasmigrare3. GRANDE OFFUSCAMENTO -> 10 forme. Deriva dal’azione dei sensi, che sono veicolo di piacere per gli dèi e per gli uomini4. BUIO -> 18 forme

È la conseguenza degli 8 poteri e dei 10 oggetti della vista e dell’udito. Dal piacere si genera attaccamento, dalla perdita si genera dolore

5. BUIO CIECO -> 18 forme

E’ il grande dolore che si sviluppa se la morte avviene nel momento del piacere o se si verifica la decadenza dei poteri

Le 5 forme base di impedimento danno luogo a 62 impedimenti totali

Deriva dai DIFETTI di:1.    gli 11 SENSI -> 10 difetti-      sordità-      cecità

–      paralisi

–      perdita del gusto

–      perdita dell’olfatto

–      mutismo

–      essere mutili

–      essere zoppi

–      impotenza

–      follia

2.    INTELLETTO ->7 difetti

Corrispondono alle caratteristiche inverse del contentamento e dell’ottenimento

4 CONTENTAMENTI INTERNI (che risiedono nel proprio Sé)1.   NATURA ->accontentarsi di conoscere i costituenti della Natura2.   STRUMENTI -> usare gli strumenti di ascesi senza conoscere i 25 prìncipi (gli evoluti)3.   TEMPO -> pensare che la liberazione arriva col tempo, non porre impegno nello studio

4.   BUONA SORTE -> pensare che la liberazione è un fatto fortuito e casuale

5 CONTENTAMENTI ESTERNI astinenza dalla fruizione dagli oggetti dei sensi

1.   GUADAGNO -> il frutto del lavoro necessario per mantenersi nella società

2.   CONSERVAZIONE -> di quanto guadagnato

3.   DISTRUZIONE -> di ciò di cui si fruisce

4.   ATTACCAMENTO -> ai processi dei sensi

5.   VIOLENZA -> non ci può essere fruizione senza uccisione di esseri viventi

 

1.     RAGIONAMENTO -> permette di discriminare su qual è la vera conoscenza -> conoscenza della differenza tra anima e Natura e dei 25 prìncipi2.     ISTRUZIONE ORALE -> permette di acquisire la conoscenza della Natura, dell’intelletto, degli elementi sottili e grossolani e dei sensi3.     STUDIO DEI VEDA e delle altre Scritture -> permette di acquisire la conoscenza dei 25 principi4.     TRIPLICE SOPPRESSIONE DEL DOLORE ->superamento del dolore interno, esterno e divino grazie all’insegnamento dei Maestri

5.     ACQUISTO DI AMICI -> sono uno dei mezzi di trasmissione della conoscenza

6.     LIBERALITA’ -> fornire sostegno agli asceti porta ad acquisire conoscenza tramite di essi

La conoscenza acquisita tramite ottenimento è la “vera conoscenza” che è preludio della liberazione

© Giuliana Miglierini – RIPRODUZIONE VIETATA

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