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Yogaversus

(credits: Free-Photos/pixabay, CC0)

Yogaversus e’ un viaggio alle origini dell’Universo dello yoga e dell’Uomo affrontato attraverso l’analisi parallela di due testi fondamentali della filosofia naturale: il Samkhya Karika, uno dei sei darśana dei Veda indiani, e il Timeo di Platone. Due visioni apparentemente molto distanti sia nel tempo che nello spazio, essendo la filosofia vedica molto più antica di quella platonica. Invero, due sistemi di pensiero che spiegano l’origine dei macrocosmi e dei microcosmi che costituiscono la realtà in cui viviamo.

In entrambe le tradizioni un ruolo fondamentale è rivestito dalla legge del karma o di causa-effetto, la legge universale che regola l’eterna trasformazione di tutto ciò che è: non solo delle cose esteriori, ma soprattutto dell’universo interiore che costruisce l’essenza profonda dell’ essere umano.

Samkhya e Timeo analizzano nel dettaglio il ruolo della percezione come strumento di conoscenza interiore, di crescita personale e di auto-realizzazione. Uno strumento che, nella tradizione indiana, ha trovato il suo pieno compimento negli Yoga Sutra di Patanjali, interamente dedicati alla comprensione del funzionamento della mente. La pratica dello yoga aiuta a trasformare il piombo della dura quotidianità nell’oro di un’esistenza che scorre serena in qualsiasi condizione esteriore. Yoga e pietra filosofale: dalla materia solida ai corpi sottili, solo l’esperienza diretta vissuta sul cammino mostra la via per la trasformazione.

[fruitful_tabs type=”accordion” width=”100%” fit=”false”] [fruitful_tab title=”SK 1. La Materia, le forze fondamentali, Dio, Purusha e Prakriti”] Siamo fatti di materia, viviamo in un pianeta materico, inserito in un universo materico, ma quando a scuola chiedo ai miei alunni se l’aria è materia mi rispondono di no. E allora cos’è? E’ vuoto, prof! Quando poi cambio orizzonti sperimentali e dalla chimica passo allo yoga la faccenda di cosa sia la materia si fa ancora piu complessa. Continua a leggere [/fruitful_tab][fruitful_tab title=”SK2. Le quattro funzioni della mente”] Dalla materia indifferenziata alla materia sempre più differenziata in infinite forme: scienza occidentale e filosofia indiana leggono in modo diverso la sequenza di eventi che ha portato alla formazione dell’universo materiale e della mente umana. Continua a leggere[/fruitful_tab] [fruitful_tab title=”SK 3. Mente, materia e realtà percepita”] La realta percepita è, per la filosofia vedica, nient’altro che la creazione della mente, che immagazzina sensazioni e impressioni grazie ai sensi. Ci eravamo lasciati parlando di Buddhi e Ahamkara, le prime due funzioni della mente individuale che si evolvono a partire da Mahat, la mente universale. Continua a leggere [/fruitful_tab] [/fruitful_tabs] [fruitful_tabs type=”accordion” width=”100%” fit=”false”] [fruitful_tab title=”SK 4. L’Artefice dell’Universo, tra conoscenza e percezione”] Filosofia naturale orientale e occidentale, due mondi apparentemente molto lontani. In realtà, gli stessi concetti base ritornano in quasi tutte le culture presenti sul pianeta Terra, espressi con parole diverse. Il Timeo di Platone riprende quasi tutti i concetti base del Samkhya Darshan: in questo post, e un po’ per volta nei post futuri, vorrei provare a delineare i possibili parallelismi visti da due dei testi fondamentali della filosofia che si fa pratica di vita, pietra filosofale. Continua a leggere [/fruitful_tab] [fruitful_tab title=”SK 5. L’Anima Mundi tra quiete, moto e principi della termodinamica”] Lo so, vi avevo promesso i cinque elementi, ma procedendo di pari passo tra Samkhya e Timeo devo prima parlare di come il Demiurgo platonico ha creato il mondo a sua immagine. Lo ha fatto a partire da alcuni pre-requisiti degni di nota: ha preso ciò che è ‘visibile‘, in movimento confuso e disordinato, e lo ha portato all’ordine. Il richiamo immediato è ovviamente a Prakriti, la prima manifestazione ancora indifferenziata, eppur già Materia, un caos indistinto di potenzialità ancora prive di forma. Continua a leggere [/fruitful_tab] [fruitful_tab title=”SK 6. Il rapporto tra l’Uomo e i quattro elementi”] Immaginate per un istante di essere appena nati, ancora completamente ciechi: siete l’atto giunto a compimento di una creazione, della natura-radice (Mula-Prakriti) che non è prodotta ma semplice immagine dell’eterno Purusha – Demiurgo che, a causa delle forze universali (i Guna), è stata plasmata in forma di materia. Siete l’omuncolo nella figura, l’ombelico del mondo che il mondo deve imparare a conoscere. Esso è materia, ma ancora non sa di esserlo. Deve rapportarsi con un mondo materico, ancora completamente sconosciuto. Come fare? Continua a leggere [/fruitful_tab] [/fruitful_tabs] [fruitful_tabs type=”accordion” width=”100%” fit=”false”] [fruitful_tab title=” SK 7. L’Anima e l’Universo prima di Platone (1)”] Prima di procedere oltre con lo studio del Timeo platonico e delle sue relazioni con la filosofia naturale vedica penso sia importante fare un passo indietro e analizzare, seppur molto brevemente e in modo necessariamente limitato alla filosofia naturale e a qualche elemento di cosmogonia, le principali teorie sviluppate dai filosofi greci che hanno preceduto Platone. Come sempre nello sviluppo del pensiero, infatti, le nuove teorie sono nate via via per confutare le precedenti. Non si tratta di decidere quale filosofo ci abbia visto meglio degli altri, ma piuttosto di capire come gradualmente i diversi elementi si sono tra loro intrecciati e amalgamati, fino a dar luogo al pensiero platonico e aristotelico, che hanno costituito la visione fondante del pensiero occidentale fino a Newton. Continua a leggere [/fruitful_tab] [fruitful_tab title=”SK 8. L’Anima e l’Universo prima di Platone (2)”] La matematica come forma di conoscenza che porta verso misticismo intellettuale: il succo della scuola pitagorica potrebbe forse essere riassunto in questa breve constatazione. Pitagora (570 – 495 aC) nasce a Samo, città rivale di Mileto; dopo aver a lungo viaggiato in Egitto, si stabilisce infine a Crotone, sede di una importante scuola di medicina. Dai suoi viaggi è probabile abbia portato con sé la conoscenza matematica degli egizi e abbia preso ispirazione dalla loro visione della morte e dell’aldilà per sviluppare la propria teoria metafisica. Pitagora, infatti, ritiene il mondo visibile falso ed illusorio, mentre Dio è l’unica unità: una unità invisibile. Continua a leggere [/fruitful_tab] [fruitful_tab title=”SK 9. L’Anima e l’Universo prima di Platone (3)”] Minerali, il regno della chimica inorganica: il regno più vicino all’origine e allo spirito che anima tutto, secondo le iscrizioni del tempio di Luxor in Egitto. Nella visione moderna della scienza il regno minerale è l’ultimo gradino del carro; materia inanimata, Terra che si fa terra, e pertanto assai poco degna di considerazione. La visione degli antichi egizi ribalta la prospettiva, mettendo l’Uomo Regale all’ultimo posto della scala, il gradino ultimo della creazione. Tra i due poli gli egizi pongono due altri gradini evolutivi, i numeri puri che corrispondono al regno vegetale, le combinazioni e la geometria dei numeri, ovvero il regno animale. Due medi tra i due estremi, il nostro amico Platone forse non ha poi scoperto niente di nuovo… Continua a leggere [/fruitful_tab] [/fruitful_tabs] [fruitful_tabs type=”accordion” width=”100%” fit=”false”] [fruitful_tab title=” SK 10. L’Anima e l’Universo prima di Platone (4)”] Leucippo di Mileto e Democrito di Abdera sono i più famosi rappresentanti dei cosiddetti filosofi ‘atomisti’. Democrito, allievo di Leucippo e contemporaneo di Socrate, ha estesamente viaggiato in Persia, Egitto e nelle regioni di confine a sud-est, dalle quali ha probabilmente portato in patria molte teorie che si sono innestate su quelle del suo maestro. Un alchimista greco noto come Democrito, peraltro, è considerato essere uno dei capostipiti dell’alchimia occidentale. Continua a leggere [/fruitful_tab] [fruitful_tab title=”SK 11. Punti, i pilastri della creazione”] Un punto iniziale da cui tutto si espande e a cui tutto prima o poi tornerà. Punto: ancora pura idea adimensionale della sfera che si espanderà dal suo centro in infinite dimensioni. Idea di mondo che contiene in sé tutte le possibilità di vita, ancora allo stato potenziale; eppure sono lì, aspettano solo di differenziarsi in manifestazione sensibile. Punto, per Platone unità fondamentale da cui tutto si origina “secondo l’esemplare” e che contiene in se tutti gli “animali intelligibili”. Un punto, e poi due: una retta. Poi tre, un triangolo. E quattro, un quadrato…e oltre tutte le figure geometriche che dall’unione di punti si generano, tanto care ai pitagorici come a Platone. Continua a leggere [/fruitful_tab] [fruitful_tab title=”SK 12. Khumba, il contenitore di tutto ciò che è”] Dal punto alla sfera il passo è breve: un mondo sferico che contiene in se tutte le forme dell’esistente. Una forma perfetta, del tutto affine al demiurgo stesso e “conveniente” al ruolo di contenitore del Manifesto. Un contenitore perfettamente liscio, e privo di sensi che lo connettono all’esterno, perché fuori non c’è più nulla che debba essere percepito. Tutto è contenuto al suo interno. Il mondo-sfera non ha neanche bisogno di mani e piedi… Continua a leggere [/fruitful_tab] [/fruitful_tabs] [fruitful_tabs type=”accordion” width=”100%” fit=”false”] [fruitful_tab title=”SK 13. Il campo giochi del Sé”] L’Anima del mondo, per Platone, è “per nascita e per virtù” anteriore al corpo e più antica di esso. Proprio come Prakriti è anteriore alle manifestazioni condensate della materia. L’anima del mondo è generata dal demiurgo mescolando l’essere indivisibile con quello divisibile “che si genera nei corpi“, ottenendo una “terza forma” di essere. Questa mescolanza di Identico e Diverso e della terza forma dà luogo a un’unica Idea . Questa sua volta è suddivisa secondo una proporzione aritmetica basata sui multipli del due e del tre (1, 2, 3, 4, 9, 8, 27) e, poi, su proporzioni complesse che, come riporta Russell, contengono in sé le fondamenta dell’armonia musicale. L’anima del mondo, quindi, è medio tra i due estremi, tra Purusha e mondo materiale. Continua a leggere [/fruitful_tab] [fruitful_tab title=”SK 14. L’eterno divenire”] Il Demiurgo non è ancora contento della sua creazione, la vuol rendere ancora più simile all’esemplare. Ma si scontra con un problema: “la natura del Vivente è eterna” e, in quanto tale, non può essere perfettamente replicata sul piano di ciò che è stato generato. Per uscirne, rende l’immagine dell’eternità in movimento: essa “procede secondo il numero“: il demiurgo ha crato il tempo. Continua a leggere [/fruitful_tab] [fruitful_tab title=”SK 15. Déi visibili, uomini mortali e la legge del karma”] L’universo platonico manca ancora di qualche elemento, in particolare delle Idee che il demiurgo contempla nel Vivente e che sono forgiate in quattro diverse tipologie: gli dèi visibili, che corrispondono alle stelle fisse, gli uccelli, i pesci e i mammiferi. Ma l’Idea più potente, quella che rispecchia la natura divina della creazione del demiurgo, è creata di fuoco: il Sole, rotondo e luminosissimo, per Platone circonda tutto il cielo come un ornamento. La Terra, invece, è posta al centro del macrocosmo e custodisce il giorno e la notte. La Dea Madre Gea, genitrice di tutti gli altri dèi visibili, gli astri. La conoscenza dei moti di questi ultimi, delle loro congiunzioni, opposizioni ed eclissi, permette di ottenere “paure e segni” sugli avvenimenti futuri. La conoscenza delle sfere degli astri va oltre la normale capacità dell’uomo: Platone, come il Samkhya, demanda questo tipo di conoscenza a fonti superiori, i testi sacri, che provengono dai saggi che… Continua a leggere [/fruitful_tab] [/fruitful_tabs] [fruitful_tabs type=”accordion” width=”100%” fit=”false”] [fruitful_tab title=”SK 16. Il corpo umano come via di conoscenza”] La creazione del corpo mortale dell’uomo da parte degli dèi visibili, per Platone, parte dalla testa, che ha forma sferica e, pertanto, caratteristiche divine (T 44D). La testa domina l’intero corpo, che è creato in una fase seguente, “concesso” affinché sia al servizio della testa per superare tutte le difficoltà che altrimenti essa avrebbe nel muoversi, potendo solamente rotolare. Per ovviare a questo problema, il corpo viene dotato di gambe e braccia, che si possono “distendere e ripiegare” , e che permettono al dio che le ha create di camminare (T 44E, 45A). Proprio come i Karma Indirya, che permettono di compiere le azioni della quotidianità. Platone considera la parte anteriore del corpo più ” dignitosa” di quella posteriore, quindi degna di comandare (T 45A): per questo motivo l’uomo cammina in avanti ed è in questa zona che sono posti anche gli organi di senso, “partecipi della funzione di governo“. Essi sono stati collegati al volto “per ogni previdenza dell’anima“.(T 45B). Continua a leggere [/fruitful_tab] [fruitful_tab title=”SK 17. Il ricettacolo della Natura”] La seconda parte del Timeo platonico torna ad analizzare più nel dettaglio la struttura del cosmo e le cause che lo generano, scendendo nel particolare della genesi degli elementi. Il cosmo, dice Platone, è il risultato di una “mescolanza di necessità e intelligenza” (T 48A): solo quando la seconda prevale, le cose generate evolvono in modo positivo. Questo evolvere, però, non può prescindere dal considerare anche la “causa errante“, ovvero la casualità disordinata che determina le trasformazioni della materia (T 48B). Per comprendere come agisca tale causa errante… Continua a leggere [/fruitful_tab] [fruitful_tab title=”SK 18. Vyakta e Avyakta, conoscere le forme della realtà per non soffrire”] Il Samkhya Karika esordisce senza offrire molte opportunità di scelta per l’essere umano, là dove afferma che l’uomo è afflitto da tre tipi di sofferenza (S.K. 1): una sofferenza per cause esterne, una sofferenza di tipo organico dovuta a cause interiori, sia essa fisica o mentale, e una sofferenza di ordine superiore, relativa al Sé, la cui origine non può essere individuata e descritta con precisione. E’ l’oppressione causata dalla sofferenza la molla che fa scattare nell’uomo un desiderio di conoscenza dei mezzi adatti a prevenire e rimuovere la sofferenza stessa. Tali mezzi, specifica il Samkhya, non sono quelli “evidenti“, ben noti a tutti, che hanno solo un valore relativo e portano solo a soluzioni temporanee – mai definitive – del problema. L’uomo, impregnato com’è dalla realtà sensibile in cui vive ed opera abitualmente – una realtà che genera piacere, attaccamento, repulsione – ha accesso diretto solo ai “mezzi evidenti”, che soffrono gli stessi problemi di fondo dell’intera realtà sensibile… Continua a leggere [/fruitful_tab] [/fruitful_tabs] [fruitful_tabs type=”accordion” width=”100%” fit=”false”] [fruitful_tab title=”SK 19. Elementi, tra forma e trasformazione”] Ci eravamo lasciati sulle relazioni tra essere, spazio e generazione, ovvero le tre forme della realtà. Platone, a questo punto, torna una volta ancora e in modo ancor più dettagliato sulla generazione dei quattro elementi, spiegandola sulla base di rigorosi principi geometrici che, a partire da due tipi fondamentali di triangoli, conducono alla generazione dei solidi platonici. Non mi dilungherò nell’esposizione di tale teoria, seppur affascinante dal punto di vista logico-matematico, limitandomi a riassumerla per sommi capi. Continua a leggere [/fruitful_tab] [fruitful_tab title=”SK 20. La generazione delle impressioni sensibili”] Platone dedica ampio spazio nel Timeo allo studio delle origini e delle caratteristiche delle impressioni sensibili. Della visione del Samkhya abbiamo già abbondantemente discusso in precedenza, non mi ripeto e in questo capitolo focalizzo l’attenzione solo sul pensiero del filosofo greco. In primo luogo, tutte le specie di cui si parla devono sempre avere una sensazione corrispondente (T 61D). Per Platone non può esistere, quindi, nessuna delle specie sensibili degli elementi discusse nel capitolo precedente senza che ad essa sia associata una sensazione. Ciò è anche collegato alla generazione della carne e della parte mortale dell’anima, che saranno discusse nel dettaglio nell’ultima parte del Timeo, e che come vedremo in seguito presentano forti analogie con la legge del Karma. Continua a leggere  [/fruitful_tab] [fruitful_tab title=”SK 21. L’uomo mortale, dominio delle passioni”] Nella terza parte del Timeo, Platone prende in considerazione la creazione dell’anima mortale da parte degli dèi e la susseguente creazione del corpo umano. Il filosofo fa un’attenta disanima del corpo e del suo fato nel corso della vita. Le cose create dal Demiurgo sono ordinate da rapporti proporzionali e simmetrici. L’Universo è un universo vivente ed è unico, racchiudendo in sé sia i viventi mortali che gli immortali, ovvero gli dèi stessi a cui il Demiurgo ha affidato la creazione dell’uomo (T 70 A-C). Continua a leggere [/fruitful_tab] [/fruitful_tabs] [fruitful_tabs type=”accordion” width=”100%” fit=”false”] [fruitful_tab title=” SK 22. Anatomo-fisiologia platonica”] Nel corpo umano convivono due anime: quella divina, immortale, ha sede nella testa, quella mortale e’ collocata nel petto. Il collo è l’itsmo che separa le due anime. Gli dei hanno riservato al cuore una posizione di “guardia” che, attivata dalle sensazioni, può combattere contro ira e passioni per lasciare il dominio alla parte migliore dell’essere umano (T 70 B-C). Che il cuore rappresenti un locus particolare del corpo umano è testimoniato, ad esempio, dal portare le mani ad esso in posizione di preghiera, un mudra comune a molte tradizioni tra cui quella cristiana e quella yogica. Continua a leggere [/fruitful_tab] [fruitful_tab title=”SK 23. Pranayama, la nassa che respira”] Non basta mangiare, l’energia che deriva dal cibo va anche distribuita nel corpo. Gli dèi, quindi, hanno predisposto alla bisogna dei “canali d’irrigazione”: le vene. Il torrente circolatorio trasporta in primis l’elemento fuoco, il più piccolo di tutti, alimentato dal cibo metabolizzato nel ventre in quanto “tagliuzzato” dai triangoli del fuoco gastrico. Il colore rosso del sangue, che trasporta il nutrimento, per Platone deriva dal colore tipico dei triangoli dell’elemento costitutivo (T 80E-81A). Non solo fuoco, le vene trasportano anche l’altro elemento “piccolo”, l’aria (T 78 B). Continua a leggere [/fruitful_tab] [fruitful_tab title=”SK 24. Salute e malattia secondo Platone”] Ai quattro elementi corrispondono, per Paltone, quattro grandi raggruppamenti di malattie. Il primo deriva da un eccesso, da un difetto o da spostamenti contro natura degli elementi stessi dalla loro sede naturale, o ancora dal fatto che l’elemento “riceva” qualità diverse da quelle che gli competono. E’ il concetto del simile che cura il simile: si può stare bene solo se la “cosa“, l’elemento costitutivo, rimane “identica a se medesima” in modo tale da aderire pienamente alla propria natura (T 82 A-B). Rimanere se stessi, senza farsi tirare nei vortici delle passioni che abbiamo già discusso e che creano situazioni distoniche tra gli elementi con la conseguente comparsa della malattia. Si potrebbe facilmente ritrovare in questo passaggio del Timeo un parallelismo con il permanere nella situazione dell’osservatore distaccato propria dello yoga, che osserva il proprio Sè fino a raggiungere la completa fusione con esso, perdendo via via lungo il cammino l’identificazione con la realtà illusoria. Continua a leggere [/fruitful_tab] [/fruitful_tabs] [fruitful_tabs type=”accordion” width=”100%” fit=”false”] [fruitful_tab title=”SK 25. L’arte della cura”] Niente pillole miracolose per curare corpo e mente: per Platone la possibilità di cura va di pari passo con la capacità di identificare le condizioni adatte alla salvezza dell’anima. In un mondo fenomenico costruito sulla base delle proporzioni geometriche, la salute si accompagna alla bellezza e, quindi, alla giusta misura. Il problema, spiega Platone, è che non siamo abituati a indagare sulla giusta misura che deve intercorrere nel rapporto tra anima e corpo affinché si possa avere uno stato di salute, piuttosto che di vizi, malattie o virtù. Anzi, tale misura è di solito la massima possibile (T 87D). Un corpo di proporzioni maggiori rispetto all’anima genera fatica e malattie organiche, mentre la sproporzione inversa dà anch’essa luogo a malattie del corpo quando esso viene “scosso” come conseguenza di un’anima irata. Lo studio eccessivo, invece, consuma il corpo, mentre il rimanere intrappolati in discussioni e battaglie causa agitazione. Da quanto scrive Platone, sembra che anche tra gli antichi greci ci fosse qualche problema con la reale capacità diagnostica della classe medica, se è vero che… Continua a leggere [/fruitful_tab] [fruitful_tab title=” SK 26. Metempsicosi e liberazione: la fine del viaggio”] Lo abbiamo già esaminato in dettaglio in un capitolo precedente: l’uomo, inteso come individuo maschile, è la prima e migliore generazione dei viventi creata dagli dèi sulla base delle indicazioni del Demiurgo. Se esso spende male e in modo malvagio il tempo che gli è dato in questa vita è inevitabile al momento della morte che l’anima, dopo aver lasciato il corpo, si reincarni nella seconda generazione di esseri mortali: le donne (T 91A). La congiunzione tra i due è funzionale alla riproduzione della specie, un desiderio così forte e difficile da controllare che può anch’esso essere fonte di forti passioni (T 91 C-D). Continua a leggere [/fruitful_tab] [/fruitful_tabs]

© Giuliana Miglierini – RIPRODUZIONE RISERVATA

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