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YS I 24-26: Ishvara Pranidhana, specchiarsi nel proprio Sé

YS I 24-26: Ishvara Pranidhana, specchiarsi nel proprio Sé

Ishvara Pranidhana guida i saggi fin dalla notte dei tempi lungo la strada per la liberazione. Non toccato dalle azioni quotidiane né dalla sofferenza, il principio superiore insito in ogni essere umano è onnisciente e ci indica senza errori la direzione migliore.

Come abbiamo visto a proposito del sutra I 23, Ishvara pranidhana è il Sé superiore, l’essenza spirituale individuale sempre presente nel profondo di ogni persona ma che troppo spesso viene nascosta dalle incrostazioni accumulate dalle interazioni con la realtà esterna. Il concetto di questo principio superiore – che per lo yoga nulla ha a che fare con Dio – è meglio dettagliato nei successivi sutra 24-26.

Immune dalla sofferenza

YS I 24 – Kleśa karma-vipāka-āśayaih aparāmŗșțah purușa-viśeșah īśvarah – Ishvara è quel particolare principio di Coscienza non coinvolto dalla sofferenza, dagli atti che ne derivano, dai loro effetti e dai loro residui

Le azioni quotidiane imprimono senza sosta segni che plasmano la persona fin dalla nascita e lungo l’intero arco della vita, nella mente e nel corpo. Azioni che sono frutto consequenziale una dell’altra, generate come sono dai klesha, i fattori irritanti di cui abbiamo parlato qui.

Il sutra 24 specifica che Ishvara pranidhana è un principio di Coscienza diverso da quello ordinario, un principio superiore che trova legame diretto con la creazione e che permea l’intero essere. Ishvara pranidhana è l’unico aspetto della persona che non risente delle varie forme di sofferenza che possiamo sperimentare lungo la vita, delle azioni che la generano e dei frutti prodotti da tali azioni, anche i più piccoli rimasti sepolti nei magazzini di Citta sottoforma di samskara, le impressioni latenti. I klesha, infatti, possono presentare i loro frutti anche a molta distanza di tempo, e influenzano sia i comportamenti che le capacità della mente di conoscere e provare emozioni. Solo la liberazione finale, che fa perdere l’identificazione della mente-Citta con gli oggetti dei sensi, permette di dissolvere anche gli effetti dei klesha e di permanere nella Coscienza non identificata-Sé (Cit).

Il principio di Coscienza insito in ogni persona, indica quindi il sutra I 25, è il fine ultimo del percorso di purificazione e liberazione delineato dallo yoga, e al contempo anche lo strumento principe che l’uomo ha a disposizione per raggiungere questo ambizioso obiettivo. Riflettersi nel proprio Sé come nelle acque tranquille e trasparenti di un laghetto alpino apre le porte alla calma mentale.

Questa inviolabilità del principio di Coscienza da parte della sofferenza e delle cause che la producono fa sì che Ishvara pranidhana sia un porto sicuro a cui affidarsi quando ci sembra di aver perso tutte le speranze e di non saper più dove andare a sbattere la testa per uscire da una certa situazione. Sapere ascoltare la propria essenza profonda, senza esprimere giudizi auto-giudicanti e senza prestare attenzione alle sirene ammaliatrici della ragione, ai discorsi mentali che essa continuamente ci propina per convincerci altrimenti (spesso portandoci sulla strada sbagliata) e ai vortici di pensieri che troppo spesso affollano la mente umana è, per Patanjali, lo strumento sovrano per non smarrire la retta via. Il perché lo spiega nei due sutra successivi.

Onniscenza che ci guida dalla notte dei tempi

YS I 25 – Tatra niratiśayam sarvajña-bījam – Lì dimora un’incomparabile potenzialità di onniscienza

YS I 26 – Sa eșah pūrveșām-api guruh kālena-anavacchedāt – Essa non è limitata dal tempo ed è stata la guida spirituale anche degli antichi maestri.

Ci possiamo affidare senza remore a Ishvara pranidhana perché in esso risiede un principio al di là del tempo che tutto conosce in modo incomparabile. Ishvara pranidhana non può quindi sbagliare quando ci indica la via da percorrere, in quanto è il principio di onniscienza che discende direttamente dalla creazione e che si è incarnato nel purusha individuale, il Sé di ogni persona. È il “sesto senso”, la guida che possiamo avvertire in noi ma a cui troppo spesso non prestiamo attenzione.

Il principio superiore non è limitato dal tempo, è in ogni tempo, e rappresenta la guida spirituale dei saggi e degli Illuminati fin dai tempi più antichi. Ishvara pranidhana è la fontana della saggezza e della conoscenza alla base delle diverse tradizioni spirituali, qualcosa che potremmo forse paragonare alla Grazia divina tipica del Cristianesimo – che ha ispirato i profeti così come Brahman, Shiva e Vishnu – pur senza configurare l’esistenza di un Dio superiore “altro dall’uomo”. Ishavara è il quel non so che di “divino” connaturato all’essenza stessa ogni uomo, la stella che risplende all’interno di ogni persona: il difficile sta nel riconoscere l’esistenza di tale essenza all’interno di sé – capendo che altro non è che lo stesso nostro Sé – e nel lasciarla libera di agire per condurci sicuri e senza dubbi lungo le strade della vita, restando immuni dalle sollecitazioni che ci giungono dalle fonti della sofferenza.

© Giuliana Miglierini – RIPRODUZIONE VIETATA

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