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YS I 3: Osservare la forma del Sé

YS I 3: Osservare la forma del Sé

Qual è la nostra vera forma? Siamo in grado di percepirla? É quella che ci restituisce lo specchio, spesso in modo impietoso? L’osservazione distaccata e priva di giudizio delle sensazioni che provengono dall’interno del corpo permette di riconoscere la sua vera forma, non solo a livello fisico: tramite la pratica dello yoga, Drashtu – l’osservatore – riconosce la vera forma del Sè (Sva-rupa).

Un bombardamento sensoriale

La vita nella società post-consumistica, post-moderna, post-…, post-…, post-… Ormai è tutto un post-qualcosa, talmente il presente si consuma in un istante, di fatto esistono solo passato e futuro. Messaggi e immagini di ogni tipo e provenienza (troppo spesso aventi per oggetto bombardamenti reali in qualche angolo del mondo, la violenza è il modello prevalente di società con buona pace di ahimsa) giungono incessantemente ai nostri sensi, entrano in noi che lo si voglia o no, diventano parte di noi in modo più o meno consapevole. Su quanto le moderne tecnologie, che ci fanno vivere una vita online H24, siano un mezzo per soggiogare i popoli con messaggi subliminali ci si potrebbero scrivere tomi, ma non è l’argomento di questo blog.

Quello che invece interessa approfondire, nell’ottica di sviluppare la capacità di applicare lo yoga in ogni istante della quotidianità e non solo nell’ora e mezza della pratica sul tappetino, è cosa succede di questa pletora di informazioni “bombastiche” che entrano in noi e se possiamo in qualche modo “disinnescarle” per far sì che non turbino il nostro equilibrio interiore.

Consapevoli di ogni istante

Agiamo spesso in modo frenetico, spinti come siamo dalla necessità di performare su tutti i fronti: lavoro, famiglia, sport e chi più ne ha più ne metta…la vita deve essere “piena” di cose, altrimenti potresti passare – nella migliore delle ipotesi – per un poveretto che non sa come impiegare il suo tempo. Ma quanto siamo consapevoli di come il nostro corpo risponde a tutte le sollecitazioni che gli giungono dall’esterno?

La forma fisica ideale, poi, è dettata dallo specchio e dalla bilancia, giudici implacabili di quante taglie dobbiamo smaltire. Per non parlare dei modelli che ci vengono proposti dai media, troppo spesso a base di un eterno presente botox-induced. Ci osserviamo: non ci piacciamo, non ci sentiamo bene con noi stessi, proviamo con la palestra, le diete, la chirurgia estestica…

Come uscire da questo loop, che altro non è che uno dei tanti cortocircuiti mentali di cui abbiamo parlato a proposto del sutra I 2? Potremmo fare altri miliardi di esempi, tutti che si concludono con l’osservare sé stessi e vivere infelici e scontenti di ciò che si è.

Chi sono davvero?

Ce lo siamo mai chiesti? Siamo davvero la forma materiale che ci restituisce lo specchio? O sotto sotto si nasconde qualche altro “modo d’essere” che ignoriamo, o che al più avvertiamo celarsi in modo istintivo, ma non riusciamo a far emergere alla piena consapevolezza?

Lo yoga ci aiuta a scoprire la vera forma del sé, la nostra vera forma, celata nel profondo dell’interiorità di ciascun essere umano. Quando la ritroviamo riacquistiamo l’equilibrio perduto, raggiungiamo il samadhi. L’opera è ardua, il cammino si dipana nelle oscurità dei mondi interiori e richiede di partire dal rieducare la capacità di percepire, di essere osservatore. L’osservatore non non si deve spaventare del buio apparente che lo aspetta nel suo viaggio nel mondo interiore, abituato com’è allo sfavillante e incessante bombardamento dei messaggi del mondo esterno.

Drashtu svarupa – osservare la forma del Sè

Il terzo sutra del Samadhi Pada introduce proprio il concetto di osservatore, Drashtu in sanscrito.

YS I 3 – Tada drashtu svarupa avastanam -Allora colui che osserva riconosce la forma di Sé

Drashtu: l’osservatore, colui che osserva…che cosa? Sé stesso impegnato nella pratica dello yoga. Secondo la traduzione data negli Yoga Kośa (Kaivalyadhama SMYM Samiti, p.165 e 204), l’osservatore altri non è che il purușa individuale, l’anima individuale che alberga in ogni essere. L’osservatore è il principio immateriale che sottende a tutta la creazione, e che osservandosi “conosce se stesso”. É il soggetto che osserva…quale oggetto? La forma assunta dal corpo è la manifestazione sul piano materiale che si è plasmata a partire da Prakriti, la Natura immanifesta, sotto la spinta dei tre Guna, i principi costitutivi dell’universo. Per chi fosse interessato ad approfondire la relazione che intercorre tra Purușa e Prakriti, è stata esaminata nel dettaglio qui, in quanto parte del sistema del Samkhya. L’influenza dai Guna è stata già trattata qui.

Svarupa: La vera forma (rupa) del Sé (sva), che si manifesta in assenza di perturbazioni della mente (vritti). In tale evenienza, secondo gli Yoga Kośa (pp. 363-4), si verifica lo stato di samyoga: il purușa individuale riconosce citta, il fatto che la coscienza sia identificata con le cose del mondo e abbia così creato la separazione tra purusa e prakriti che dà luogo al ciclo delle rinascite (p. 328).

La forma dell’essere

Qual è la forma di noi che riconosciamo durante la pratica sul tappetino? Mi sento goffa, non riesco ad assumere le posture come fa l’insegnante, che si muove in modo armonioso, i muscoli tirano e “urlano”, mi sento tutta rotta…

Spesso si vedono allievi che praticano nello “sforzo” di raggiungere un risultato… che non c’è. Lo yoga non richiede di produrre alcuna “prestazione”, non c’è un giudizio da parte dell’insegnante, né ci deve essere auto-giudizio da parte dell’allievo, su come viene eseguita l’asana. È, invece, un percorso di maturazione graduale della consapevolezza del sentire rivolto al proprio interno. Una vera e propria educazione al sentire, al percepire il proprio corpo…o meglio, i cinque corpi che, secondo la tradizione, costituiscono l’essere umano. La percezione del corpo fisico è solo il punto di partenza, il più facile essendo il corpo della quotidianità. Ma, come una cipolla, lo yoga conduce ad esplorare via via anche il corpo energetico, mentale, emozionale e spirituale.

Solo se la percezione del flusso di sensazioni che continuamente abitano corpo e mente è presente in ogni istante, focalizzata semplicemente al “prendere atto e poi lasciare andare” e non all’auto-giudizio, il corpo e la mente potranno liberarsi delle tensioni che ne impediscono l’agire armonioso ed equilibrato.

Prendiamo come esempio il semplice stare in piedi in Tadasana: il mantenimento della stazione eretta richiede un grande impegno muscolare per contrastare la gravità che tenderebbe a farci cadere a terra come un sacco di patate. Siamo consapevoli di come è distribuito il peso sulle piante dei piedi, le nostre radici? Qual è il punto, la chiave di volta, che sostiene l’intera impalcatura muscolo-scheletrica umana, proprio come la pietra sostiene l’arco nelle ardite architetture delle chiese gotiche? E siamo consapevoli della forza di “rimbalzo”, uguale e contraria alla gravità, che dovrebbe diventare la nostra miglior alleata per ottimizzare l’uso consapevole del corpo?

Troppo spesso ciò non avviene, e la postura eretta è mantenuta utilizzando in modo errato pesi, forze e sostegni naturali del corpo. Si resta nel karma, nell’azione “volontaria” di stare in piedi che richiede uno sforzo della muscolatura e genera tensioni fisiche e mentali, che si possono tradurre in contratture, scoliosi, ansie e in molti altri disturbi…

Stare in piedi senza sforzo richiede di passare dal karma al krya, il comportamento innato, involontario del corpo a cui si può accedere solo abbandonando la volontà di comandare i muscoli e affidandosi all’intelligenza naturale dell’organismo, che risiede nel cervello rettiliano, il più antico, centro di controllo di tutti i processi involontari-vitali. La percezione corporea scevra di giudizio è la porta scorrevole che permette di mettere a tacere la corteccia frontale, il centro di comando “volontario”, e di accedere alla consapevolezza dei ritmi naturali del corpo, dell’energia che risale dalla terra e diventa massa in movimento. Una massa che si muove senza sforzo.

Il riconoscere le tensioni e come, adottando diversi modelli di organizzazione strutturale e motoria del corpo diversi da quelli abituali, esse possano venir messe a tacere è il primo fondamentale passo per progredire nella pratica: allora l’osservatore inizia a riconoscere al proprio interno la possibilità di una “forma” alternativa, equilibrata, libera da tensioni. Una forma che non è limitata al corpo fisico, ma che ingloba in sé anche la pace della mente e l’armonioso scorrere del respiro.

© Giuliana Miglierini – RIPRODUZIONE VIETATA

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