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YS I 4: L’identificazione coi comportamenti

YS I 4: L’identificazione coi comportamenti

Giorno dopo giorno, fin dalla nascita, l’uomo si costruisce una “gabbia” fatta di comportamenti abituali dai quali sembra spesso impossibile uscire. Questo stato di identificazione della coscienza può comportare una condizione generale che risulta più o meno gratificante e che, in ogni caso, limita le possibilità di auto-realizzazione. Lo yoga, attraverso l’ascolto consapevole e la percezione delle sensazioni corporee, permette diventare drashtu-osservatore per rimuovere le identificazioni ed incamminarsi lungo il cammino della piena conoscenza di sé.

Il corpo, questo sconosciuto

Lo utilizziamo ogni giorno, eppure prestiamo ben poca attenzione ai segnali che il corpo ci invia. Anzi…spesso volutamente li ignoriamo, perché ci danno fastidio o ci impediscono di perseguire i nostri obiettivi, grandi o piccoli che siano. Ci osserviamo, ma solo allo specchio: il concetto di drashtu – l’osservatore distaccato che osserva sé stesso di cui parla lo yoga – è sconosciuto ai più (ne abbiamo parlato qui). La società moderna e post-moderna ha reso il corpo umano un simulacro in cerca di un'”eterna giovinezza” tutta esteriore, identificato con l’apparire molto più che con l’essere. La vita della stragrande maggioranza delle persone, fin dalla più giovane età, scorre impegnata in  attività (poco importa se lavorative o di svago) completamente rivolte verso l’esterno del corpo,  verso il costruirsi una “brand reputation“, un’immagine di sé spesso fatta più di post su Facebook e selfie su Instagram che di una reale conoscenza di ciò che siamo e delle infinite possibilità d’espressione che il nostro corpo nasconde nelle sue oscure profondità.

Siamo identificati con i comportamenti abituali, che vengono a formarsi giorno dopo giorno fin dalla nascita, in gran parte influenzati dall’ambiente sociale e familiare che ci circola e dai modelli educativi a cui siamo stati soggetti da bambini. In entrambi i casi, ambiente ed educazione, poco spazio (se non nullo) è riservato nella società occidentale alla “scoperta educativa” del mondo interiore che permette di portare alla luce (e-ducere, condurre fuori) il potenziale innato di ogni individuo. Una educazione alla scoperta  di sé che è invece centrale nello yoga.

YS I 4 – Vritti sārūpyam itaratra – Altrimenti (ci si comporta) in modo conforme ai vortici mentali (Ci si identifica con le fluttuazioni della mente dettate dai comportamenti)

A volte questa identificazione con la realtà esteriore è così radicata che un piccolo e insignificante accadimento della vita può sconvolgere l’apparente equilibrio della persona: il tran tran quotidiano esce dai binari e può risultare difficile ritrovare un senso al proprio essere ed agire nel mondo. La mente inizia a fluttuare, vortica incessantemente in cerca di una soluzione, alimentando all’infinito le vritti che a loro volta alimentano citta, la coscienza identificata, l'”Io sono questo“. Il processo di identificazione coi comportamenti abituali altro non è che il velo di Maya che, giorno dopo giorno, ci fa cadere nella “nebbia” prodotta dai sensi che avvolge e rende invisibile la vera natura dell’essere umano. Il livello manifesto della creazione, in cui Prakriti-Natura si è differenziata nelle infinite forme dell’Essere, appare essere l’unica realtà possibile. L’uomo perde così la conoscenza innata del livello superiore, immanifesto dell’Essere: Purusha, che non può essere colto dai sensi, ma solo esperito attraverso il passaggio da citta a cit, la coscienza non identificata, l'”Io sono“.

Ascolto consapevole e percezione corporea

Come fare, dunque, a compiere questo passaggio? Come sempre, lo yoga ci viene in aiuto, riportandoci a contatto con il corpo, non solo quello fisico, e fornendoci gli strumenti per la sua corretta conoscenza. E’ solo attraverso l’esperienza diretta, conquistata attraverso la pratica quotidiana sul tappetino, che la coscienza può ri-conoscere i comportamenti abitudinari, le sensazioni da essi generate e i loro collegamenti con le fluttuazioni della mente. L’ascolto consapevole del corpo e del respiro consente di discriminare tra l’uso che ne facciamo quotidianamente e quelle che, invece, potrebbero essere modalità che permetterebbero di lasciar emergere e  vivere la rigogliosa fioritura della realtà interiore.

Molte persone non sono neanche in grado di percepire il proprio corpo, in toto o in parte, a causa di eventi della vita che le hanno portate a negarlo o che hanno generato conflitti interiori. Blocchi, tensioni e molte malattie hanno spesso origine proprio da queste identificazioni. Il primo passo verso la loro rimozione passa proprio dal riacquistare una rinnovata consapevolezza del corpo, di come lo usiamo per unirci o separaci dal mondo, dell’uso quotidiano che ne facciamo. L’ascolto e la percezione delle sensazioni corporee sono la base della pratica dello yoga, il primo gradino (spesso uno dei più difficili) da superare per progredire nella pratica e nella vita. La capacità di seguire il flusso delle sensazioni in modo distaccato, di essere drashtu-osservatore per osservarne la gradevolezza o il disturbo che arrecano, apre la porta all’esperienza diretta di sé. Una delle fonti di vera conoscenza di cu-i abbiamo già discusso qui a proposito del Samkhya.

© Giuliana Miglierini – RIPRODUZIONE VIETATA

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